La qualità non paga!

La qualità non paga!

Il titolo di questo articolo può sembrare provocatorio ed in un certo senso lo è. Oggi voglio parlare della mia esperienza di fotografo di matrimonio. 8 anni fa entrai a fare parte di ANFM e da allora molte cose sono successe. Ma non mi scorderò mai i primi confronti con i colleghi che allora affollavano il forum. Sì, ANFM è nata su un forum e grazie allo stesso forum è cresciuta.

 

I confronti tra colleghi vertevano molto spesso sul rapporto qualità-prezzo. Ne emergeva un’immagine etica della cosa. Ovvero, più un fotografo è preparato tecnicamente ed è ricco di creatività, più alti vende i suoi servizi. Al contrario, il fotografo scarso e privo di idee, deve svendere per poter rimanere sul mercato. Collegata a questo pensiero c’era l’idea (tutt’ora valida) che è necessario puntare alla qualità e alla serietà professionale per poter vendere i propri servizi a prezzi adeguati al fabbisogno della nostra attività.

 

Fin qui, in linea teorica, siamo tutti d’accordo ma lo siamo anche nella resa dei conti? È proprio vero che chi ha puntato sulla qualità stia meglio di chi invece ha pensato a fare il “marchettaro”? Onestamente una risposta non ce l’ho ma voglio portare alcuni esempi; si vedono continuamente nuovi fotografi che si mettono sul mercato del matrimonio, con capacità diverse, con creatività diverse. Il dato interessante è che la maggior parte di loro, in questo mercato, ci rimane. Sono molte di più le partite iva che si aprono, nel settore della fotografia, di quelle che si chiudono. Quindi? È veramente un settore in crisi oppure lo è solo per una fetta? E questa fetta qual’è? siamo proprio certi che sia la fascia bassa?

 

Facciamo una piccola analisi: i fotografi che hanno scelto la fascia bassa di prezzo prediligendo la quantità alla qualità stanno continuando a fare numeri e a crescere. Vedo fotografi che ingrandiscono lo studio, assumono personale e fanno vita mondana, sono sempre felici e dimostrano quanto sia semplice fare il fotografo di matrimonio in quel modo. Al contrario, il fotografo che punta alla qualità decresce, rimane solo, chiude lo studio e lavora da casa o adibisce altri spazi di sua proprietà a studio e così via…

 

Non c’è altro da dire, questa analisi dimostra che la qualità non paga! Ma fermiamoci un attimo ancora a fare un’altra riflessione.

 

Analizziamo la decrescita del fotografo di qualità. Chiude lo studio perché non può permetterselo o perché per lui è una distrazione che lo allontana dal livello qualitativo che ha in mente e che vuole dare ai suoi clienti? Rimane solo perché non può permettersi collaboratori oppure preferisce lavorare da solo per avere il massimo controllo della sua qualità? Infine questo fotografo guadagna più o meno dell’altro? Qui dovrei aprire una riflessione basata sui numeri, i costi/ricavi, la tassazione e mille altre cose che richiederebbero ben più di un semplice articolo buttato giù di getto. Ad occhio potrebbe essere che la crescita affannosa del fotografo che ha scelto la fascia bassa, sia una necessità e non un premio, ovvero è costretto a crescere continuamente per stare dietro ai costi della sua attività, avendo marginalità bassa è costretto ad aumentare continuamente la quantità.

 

Concludendo mi sento di dire che nonostante gli anni passino e il mercato si evolva, il successo non è sempre quello che si vede esternamente.

 

© 2014 – Glauco Comoretto

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