Intervista a Roberta Perrone

Intervista a Roberta Perrone

L’album presentato da Roberta al contest di quest’anno è stato scattato a quattro mani con la sua amica e collega Beatrice Moricci. Già premiato con il secondo posto al Wppi 2019.
E’ la storia di un matrimonio ebraico totalmente in bianco e nero, quello di Hannah e Oscar e dei loro 600 invitati.
Roberta si definisce una fotogiornalista, con uno stile fresco, moderno ed elegante. I suoi lavori sono un perfetto mix di foto posate e candide. Vive a Roma, la città eterna, circondata ogni giorno dalla bellezza di monumenti, piazze e fontane, ma viaggia spesso per lavoro. Si lascia trasportare dall’amore delle sue coppie e dalla magnificenza delle città che visita. E’ alla continua ricerca di nuovi punti di vista e si definisce “fotografa dell’amore”.

 

Come ti vedi cresciuta dal tuo primo scatto ad oggi?
La mia crescita professionale è andata di pari passo con le esperienze che ho fatto in questi ultimi anni e grazie ai confronti con i fotografi che ho incontrato. Sicuramente ho lavorato molto sull’estetica dell’immagine, la sua pulizia e l’impatto che può avere. Vivo a Roma e scatto spesso nelle zone del centro, circondata da bellezze, monumenti, piazze e fontane. L’intento di far dialogare l’essere umano con le architetture sicuramente ha influito sulla mia crescita. Poi l’incontro con Juya Gentil in Chile ha inciso tantissimo sul mio modo di vedere la luce e di individuarla. In fondo fotografare significa scrivere con la luce e questa definizione l’ho fatta mia. In più tutti i viaggi, i libri, le persone, gli amori, i dolori, mi hanno portato a riconoscere i momenti, a prestarci attenzione, l’attimo in cui accadono le cose, che è solo in quell’istante e che deve essere catturato perché non torna più.

 

Qual è la prima fotografia che hai scattato e cosa ti ha suscitato?
Ero in viaggio in Andalusia durante l’Erasmus e avevo con me una piccola macchina fotografica modello bridge, ricordo bene che dopo aver scattato una foto ad un musicista di una banda in piazza pensai che sarebbe stato bello fare la fotografa nella vita. Ma di certo non era la prima.

 

Hai mai avuto una crisi fotografica? Se sì, come l’hai superata?
Ciclicamente ho le mie crisi, direi che non le ho mai superate, semplicemente ho imparato a gestirle; come se il gap tra il mio super io e il mio io si andasse piano piano riducendo. Dunque nel gestire le mie crisi non mi faccio più bloccare e non sono più disposta a rimettere in discussione tutto, semplicemente le vivo come una spinta a fare sempre meglio. Probabilmente il giorno in cui supererò totalmente le mie crisi smetterò di fare fotografia.

 

Quando hai iniziato il tuo cammino come fotografa? Perchè?
Durante il mio percorso di studi la fotografia è stata una costante, inclusa in ogni cosa che facessi. Di fatto le due tesi di laurea che ho scritto erano entrambe con tema fotografico. E’ ancora vivo il ricordo del giorno in cui decisi che avrei iniziato a farlo per professione. Volevo un lavoro che mi permettesse di esprimere alcune parti di me, che fosse un lavoro creativo in grado di farmi avvicinare a persone e mondi che senza macchina fotografica non avrei avuto modo di esplorare.

 

Qual’è la fotografia a cui sei più legata?
E’ sicuramente quella che ritrae i miei genitori, che non ci sono più.

 

Qual’è il più bel matrimonio al quale tu abbia preso parte o al quale tu sei più legata?
Quello che ho deciso di presentare al contest della Convetion di quest’anno e che mi ha permesso di vincere il primo posto e non solo.

 

Raccontaci qualcosa di te, chi è Roberta Perrone?
Sono una persona complessa ma non complicata, coerente ma incostante. Ho le mie paure ma sono coraggiosa. Mi scontro tutti i giorni con i miei limiti e lavoro nel diventare migliore in quello che faccio e nella capacità di amare. Penso che l’amore è l’unico vero cambiamento rivoluzionario e utile sulla terra. Ho dentro di me tanti mondi, molti dei quali vengono dai ricordi delle città in cui ho vissuto, tra cui Granada, Bogotà, Londra, ma anche dai sogni e dagli immaginari della mia infanzia. Ho una vita piena di affetti, che mi aiutano e mi hanno aiutato tanto durante ultimi anni difficili che mi sono trovata ad affrontare. Ho un atteggiamento positivo verso le cose che accadono, penso sempre che tutto ciò che arriva è il meglio per me e per la mia evoluzione. Sono una persona molto curiosa ma anche pigra. Sono un’esteta e tutto ciò che è bello mi rende felice. Adoro girare all’alba per le strade di Roma in sella alla mia moto quando il confine tra ciò che inizia e ciò che finisce è sospeso in quell’attimo in cui si spengono le luci dei lampioni e i primi raggi del sole scaldano l’anima. In quel momento mi sembra che tutto sia possibile, il divenire di una nuova giornata è completamente nelle mie mani, nelle mie intenzioni, nel mio cuore e nella mia volontà.

 

Cosa hai provato quando hai sentito annunciare il tuo nome come vincitrice dell’album dell’anno a fotografo multiplo?
Sono arrossita e imbarazzata molto! Però che bella sensazione! Vincere è sempre una grande soddisfazione, mista ad una gioia indescrivibile.

 

Parlaci del lavoro che ti ha portato a conquistare il primo posto per l’album dell’anno a fotografo multiplo. Quali difficoltà hai incontrato per realizzarlo?
Questo matrimonio ha tutta una storia dietro. Gli invitati erano oltre 600 ed ero un po’ di ansia (ogni tanto capita) perché sentivo più del solito il peso delle aspettative e le responsabilità.
Per cui ho deciso di coinvolgere la mia amica e collega Beatrice Moricci, chiedendole di affiancarmi vista la grandezza e l’importanza del matrimonio. Fortunatamente tra amici e colleghi spesso ci si aiuta in questo senso. Ci ho messo un po’ a convincerla ma alla fine la mia ostinazione ha dato i suoi frutti.
Siccome è un lavoro scattato a quattro mani la difficoltà più grande che ho incontrato è stata la selezione, in quanto avevamo realizzato tanti scatti e rivederle tutte è stato un processo lungo e impegnativo.

 

Cosa significa ANFM per te?
ANFM è un’associazione, a volte una famiglia, un punto d’incontro con tanti colleghi validi, diventati poi amici.
Dà la grande possibilità di creare connessioni, discussioni e confronti, ma soprattutto ci dà la possibilità di poter crescere, se lo si vuole.

 

Per vedere l’album completo premiato vai alla gallery del contest cliccando qui

 

Articolo di Federica Ariemma

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