Intervista a Nunzio Bruno

Intervista a Nunzio Bruno

La sua biografia si apre con questa frase: “Sono nato fotografo e lo so per certo”. Già la dice molto lunga. Cresciuto in una famiglia siciliana che tramanda l’amore e la passione per la fotografia da generazioni. Con un forte attaccamento alle sue origini e alla sua terra, ben visibili e percettibili in ogni suo scatto. Matrimonialista non da subito, ha prima provato altri percorsi per poi comprendere quale fosse la strada più giusta ed ad arrivare ai matrimoni. Quest’anno vincitore del premio album dell’anno a fotografo singolo e vincitore assoluto del Big Awards dell’album dell’anno. Nunzio ha presentato un lavoro interamente in bianco e nero, ricco di dettagli, con tanti momenti, ogni foto racconta una storia genuina e la storia nell’insieme si presenta coerente e ricercata. Lascia tanto spazio all’immaginazione, ma allo stesso tempo è chiaro che a scattarla sia stata proprio lui, ogni immagine racconta i suoi luoghi e la sua Sicilia.
Per chi non lo conoscesse o per chi lo conosce già, Nunzio ha deciso di raccontarsi e raccontarci quello che è stato del suo lavoro.

 

Cosa pensi che abbia colpito del tuo lavoro per arrivare a vincere l’Award come Album dell’anno?

In questi ultimi anni ho cambiato il mio modo di fotografare ai matrimoni, una scelta motivata dalla volontà di concentrarmi non solo sulla parte estetica ma soprattutto sul racconto.
Credo che in un progetto fotografico composto da più fotografie sia importantissimo il ruolo del fotografo nei confronti delle scene, il comportamento in funzione dei fatti.
Nel momento in cui quel ruolo è sostenuto per l’intero lavoro ci ritroviamo davanti un progetto coerente, editabile per una buona impaginazione. Quando ho analizzato il lavoro di Davide e Nicola, ho capito che avevo rispettato a pieno questo ruolo, per cui rispecchia a pieno la mia fotografia.
Il punto di forza del mio album credo sia stata la coerenza.

 

 

Se pensi al modo in cui fotografavi quando hai iniziato, rispetto al lavoro che fai oggi, cosa provi? Ti senti cambiato?

Ci sono stati enormi cambiamenti, legati soprattutto alla mia crescita personale. Oggi sono più soddisfatto perché fotografo ciò che mi piace, mi sento libero di esprimermi attraverso la fotografia di matrimonio.

 

Quando hai iniziato il tuo cammino come fotografo? E perchè?

Forse è meglio parlare di una non scelta!
I miei genitori raccontano che sono stato concepito all’interno della camera oscura. In età adolescenziale aiutavo mio padre in diversi servizi fotografici, quali il battesimo, la comunione e i matrimoni. Ho rivestito ruoli diversi: dal cambio del 120 sul caricatore Hasselblad, all’importante ruolo del “doppioflash” (almeno così lo chiamava mio padre). Ricordo ancora le prime foto di gruppo che mi chiese di scattare ad un matrimonio, mi tremavano le mani.
Ho iniziato a lavorare come professionista nel 2007.
La mia prima macchina fotografica è stata una Nikon 801 regalatami da mio padre. Frequentavo la terza media e da quel momento non ho più smesso di scattare. Fondamentale nella mia formazione è stata la figura di mio nonno, un vero maestro di vita, forse meriterebbe un intero articolo, ma non voglio annoiarvi con la mia storia personale.

 

 

Che cosa hai cambiato nel tuo percorso fotografico?

Credo che il cambiamento più importante sia stato quello personale. Fotografare per me e non solo per gli altri.
Il modo in cui scattiamo si modifica in funzione della nostra vita, delle esperienze, del nostro crescere. Mi sono reso conto di aver trovato la mia “strada” quando osservando le mie fotografie percepivo un senso di benessere, di soddisfazione. Credo di aver fatto una scelta più che un reale cambiamento. Oggi mi definisco un “fotografo autoctono”, legato alla sua terra e ai luoghi dove è cresciuto. Ho sempre pensato di migliorare la fotografia in termini compositivi cercando di aggiungere dei buoni contenuti. Provengo da una vecchia scuola patriarcale e artigiana, generalmente non ricordo le frasi dei grandi fotografi, ma una mi è rimasta impressa: “se vuoi fotografare bene devi conoscere ciò che fotografi”, quindi la storia, le persone, i luoghi e tutto ciò che può essere importante per creare dei contenuti unici e di valore. Ecco! Conoscersi e conoscere sono due fattori importanti per trovare la strada giusta.

 

Qual è la fotografia a cui sei più legato?

La fotografia di matrimonio a cui sono più legato è uno scatto realizzato a Pantelleria. Rappresenta l’obiettivo al quale aspiro, la meta raggiunta, il mio punto d’interesse, è stata un punto di svolta decisivo. Oggi, ricerco estetica e contenuto, una singola fotografia scattata in funzione della storia. Mi lego alle fotografie che scatto in quanto mi ricordando il momento che mi riporta ad un cambiamento e ad uno specifico momento della mia vita. Colleziono oggetti che hanno avuto una storia, ne ho tantissimi; il rapporto che ho con essi non è legato al valore dell’oggetto ma alla storia in esso contenuta. La stessa cosa la provo per molte delle mie fotografie.

 

 

Raccontaci qualcosa di te, chi è Nunzio Bruno?

Sono nato in una famiglia in cui la fotografia si tramanda dal 1924. Non avrei mai immaginato, dodici anni fa, quando come professionista, che la fotografia potesse diventare così importante per me. Oggi sono un fotografo che si occupa di matrimoni e che cerca di ritagliarsi del tempo per fotografare anche altro. Amo collezionare oggetti tra cui anche macchine fotografiche. Difficilmente potrei stare lontano da casa per molto tempo. Divido le mie giornate tra fotografia, natura, collezionismo, dipingere e organizzare eventi all’interno del museo di famiglia. Sono attratto dalla storia, in particolare da quelle che mi riportano indietro nel tempo. Trascorro molto tempo nel mio studio fotografico, dove il silenzio viene interrotto solo dal clic del mouse impegnato a sbrigare le faccende quotidiane. Attualmente sono impegnato nel completare una piccola stanza dedicata alla fotografia, all’interno del museo di Sortino, spero di riuscire a concretizzare tutto entro quest’anno.

 

Perchè la tua scelta è ricaduta proprio su quell’album?

In questo album rivedo il Nunzio bambino, la mia concezione di fotografia e i luoghi che mi appartengono. L’ho scelto per questo. Poteva farmi conoscere come persona e come fotografo, parlare sul palco al posto delle parole, portare storie che raccontano mondi reali, non artefatti. 
Forse è piaciuto questo alla giuria, la visione di una vita genuina, in cui rappresentare le sfumature di un giorno speciale attraverso il quotidiano. Un quotidiano fatto di momenti. Esistono luoghi che mi appartengono, che conosco da sempre. Ne percepisco gli odori, ne ammiro i colori e le luci; sento un’attrazione viva verso ambienti che raccontano la mia Sicilia. Ecco perché in queste fotografie c’è una connessione tra la località in cui ho realizzato il matrimonio e i luoghi che ho frequentato da bambino, che lo rendono il migliore, perché frutto di esperienza, passato, emozioni.

 

Parlaci del lavoro che ti ha portato a conquistare il primo posto per l’album dell’anno a fotografo singolo. Quali difficoltà hai incontrato per realizzarlo?

Dopo questo primo posto, diversi colleghi, mi hanno chiesto consigli per migliorare l’impaginazione dell’album. Rispondo a quei colleghi dicendo che quello su cui bisogna lavorare è la propria fotografia, imparando a fare una scelta stilistica coerente lungo tutto il racconto. Ci sono fattori che influiscono sulla storia e sull’editing e sono basati principalmente sulla fotografia. La difficoltà più grande è stata quella di fare una scelta basata su ciò che volevo ottenere dalle mie fotografie. Riflettevo sul fatto che a lavoro concluso non consegno una singola foto alle mie coppie ma un numero che varia tra 90 e 100, ciò mi ha permesso di capire che avrei dovuto migliorare il modo di raccontare e dare significato ad un insieme di fotografie. Da circa due anni fotografo e studio per migliorare questo aspetto e finalmente quest’anno ho avuto la conferma che aspettavo, con questo risultato.

 

 

Cosa significa ANFM per te?

Sono l’associato numero 90 e sono socio da circa 7 anni. Ho sempre sostenuto che la condivisione porti miglioramenti. Il confronto positivo è uno stimolo. Ricordo che quando mi sono iscritto cercavo un’associazione dove poter porre domande e chiedere consigli.
In ANFM ho trovato un gruppo, una famiglia, dei colleghi con voglia di crescere e da quel momento non li ho più lasciati. Quest’anno ho seguito da casa la diretta delle votazioni dell’album dell’anno, ciò che mi ha impressionato sono state le parole di Maurizio Galimberti durante la visione del mio album. Non le dimenticherò mai! Un’emozione incredibile che vale più di qualsiasi articolo di giornale. Ringrazio ANFM per la realtà che è riuscita a creare. Sicuramente ha dato più lei a me che io a lei.

 

 

Infine per vedere l’album completo premiato vai alla gallery del contest cliccando qui

 

Articolo di Federica Ariemma

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