Intervista a Matteo Lomonte

Intervista a Matteo Lomonte

Ogni anno durante il Gran Galà della Convention avvengono le premiazioni per quattro categorie. Abbiamo già scritto le storie delle prime tre. Resta da intervistare “il fotografo dell’anno”.

 

Prima di tutto ci tenevamo a spiegare a chi di quest’associazione è una new entry come si arriva ad essere fotografo dell’anno. Durante l’inverno, periodo nel quale tutti siamo incollati al computer a post produrre i nostri lavori, vengono indetti 3 contest, rinominati C1, C2 e C3. Per poter partecipare è necessario essere socio e provvedere all’invio di 8 fotografie relative a determinate categorie, 4 fisse ed uguali per tutti e 3 i contest e 4 differenti per ognuno. I giudici chiamati ad esprimere la loro sulle migliaia di foto inviate sono esterni all’associazione e scelti tra una rosa di fotografi influenti e noti, ma soprattutto sono persone che mettono a disposizione il loro tempo per attribuire un voto da 1 a 10, relativo a determinati criteri stabiliti da un regolamento. Dopo aver ricevuto diversi suggerimenti dai soci, il direttivo sta valutando di apportare modifiche a tale sistema al fine di rendere tutto più chiaro, semplice e trasparente.

 

Vince il premio fotografo dell’anno colui che totalizza il maggior numero di foto vincitrici durante i 3 contest e quest’anno a salire sul podio è Matteo Lomonte.

 

Fotografo dal 2001, pugliese, minimalista e amante dei colori della sua terra. Dalla forte influenza Fontaniana, perennemente alla ricerca di alberelli e nuvolette che spesso ritroviamo nei suoi scatti. Predilige scatti riempiti dall’azzurro cielo e sposi piccoli in lontananza. Cattura momenti unici e inaspettati. Decidiamo di sottoporgli una breve intervista per conoscerlo meglio e capire cosa si sente ad aver ricevuto un primo premio.

 

Se pensi al modo in cui fotografavi quando hai iniziato, cosa provi?
Ho bisogno di riflettere per dare una risposta a questa domanda. Credo che il mio modo di fotografare non
sia cambiato ma semplicemente migliorato. Oggi so con chiarezza quello che voglio e credo di essere in
grado di raggiungerlo con più facilità.

 

Hai avuto momenti di crisi fotograficamente parlando? Come li hai superati?
“Le crisi sono una benedizione!”; Vado continuamente in crisi e grazie a queste riesco ad ottenere quello che voglio.
Il momento di crisi che mi ha maggiormente influenzato è stato ricevere la migliore votazione che potessi aspettarmi ad un album per un contest. Il voto che presi fu ZERO. Ricordo quella votazione, fui massacrato per l’incoerenza nella post produzione del matrimonio che avevo presentato. Uno zero che mi ha messo in discussione, ha messo in discussione ciò che facevo e come lo facevo. Da lì sono ripartito più forte e con le idee chiare su ciò che dovevo fare.

 

Qual è la prima fotografia che hai scattato e cosa ti ha suscitato?
Non ho un ricordo preciso della prima fotografia che ho scattato o comunque quella più significativa per me. Ricordo con certezza che ho iniziato a scattare paesaggi principalmente con una forte influenza di Franco Fontana, che oggi ho riportato nei matrimonio e che forse sono il mio tratto distintivo.

 

Hai una fotografia che hai scattato e nella quale oggi non ti rivedi?
Credo sia difficile non rivedersi in uno scatto. Ogni scatto rappresenta comunque ciò che ero in quel preciso momento. Oggi mi torna utile come riferimento per notare quanta crescita ho avuto nel tempo.

 

Qual è la fotografia che reputi più bella, quella alla quale sei più legato?
Mi piace molto una fotografia che rappresenta il mio “stile”. In quello scatto credo di aver riportato esattamente il lavoro che in passato ho fatto sui paesaggi, traslandolo nel matrimonio. Sto parlando della fotografia con i 3 alberi al tramonto e una coppia di sposi. Tutt’oggi continuo a scattare fotografie di questo tipo, pochi elementi, tanto spazio occupato dal cielo e alberi singoli nei campi.

 

A chi t’ispiri?
Se penso ai fotografi ai quali mi ispiro, la scelta è ardua perché sono davvero tanti, ma credo che tra tutti maggiormente Franco Fontana, Josef Koudelka e Alex Webb. Da ognuno di questi traggo un aspetto diverso. Di Franco Fontana ammiro il minimalismo e la pulizia dello scatto. Josef Koudelka amo lo stile reportagistico, l’onestà e la veridicità dei suoi scatti. Alex Webb ha un ottimo utilizzo di luci, ombre e colori, ma anche una grande capacità di raccontare diverse storie in un unico scatto.

 

Perché proprio il fotografo di matrimoni? Cosa vedi nel matrimonio che ti attira così tanto?
Per me il matrimonio è l’isola felice in cui mi sento autorizzato a poter documentare l’evento senza aver paura che il soggetto non voglia essere fotografato. Sono in difficoltà quando ho una macchina fotografica in mano e sono per strada, vorrei documentare molto di quello che vedo, ma ho sempre il timore di fotografare qualcuno che non lo gradisca. Nel matrimonio mi muovo liberamente, fotografo quasi la totalità dell’evento senza costruire nulla o interagire con i soggetti, se vogliamo chiamarlo reportage, usiamo pure questo termine, quello che mi interessa è sentirmi nel mio ambiente… almeno per adesso.

 

Ritieni sia utile partecipare ai contest, quanto per te è formativo e a quali generalmente partecipi?
Credo sia fondamentale partecipare ai contest. Ho la necessità di giocare su ciò che faccio e la competizione mi dà stimoli per migliorare e mettermi sempre in discussione. Vi partecipo continuamente, in particolare sono iscritto ad associazioni quali MyWed, WPJA, Fearless, WPS, Fotografo de Bora, Master of italian wedding photography e in molti di questi ho ricevuto diversi awards.

 

Ti aspettavi questo premio? Come l’hai vissuto?
Ho lavorato tanto per raggiungere questo traguardo. Come in tutto quello che faccio, ho bisogno di avere obiettivi. Non pensavo sarebbe arrivato quest’anno, ho visto da subito un livello dei miei colleghi molto alto, ma sapevo che comunque presto o tardi sarebbe arrivato.

 

Per vedere le gallery dei contest cliccando qui

 

Articolo di Federica Ariemma

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