Intervista a Federica Ariemma

Intervista a Federica Ariemma

Cosa rappresenta la fotografia per te?
Per me la fotografia è stata un ancora di salvezza. Ho concluso due anni fa un percorso di studi durato 9 anni, con 3 lauree, un percorso che mi piaceva ma che non amavo, almeno non tanto quanto la fotografia. Sono una persona che all’apparenza viene subito vista e giudicata in un certo modo, credo che solo i miei scatti rendano giustizia davvero a quella che sono e che ho dentro.

 

Ti ricordi il tuo primo incarico come fotografa? Come ti sentivi?
Ho iniziato scattando ritratti. Non ricordo con precisione quale sia stato il primo incarico che ho ricevuto, ma ricordo che non fu semplice. Tremavo come una foglia, avevo paura di sbagliare. Non ho dormito la notte pensando a quello che avrei potuto fare, quello che avrei potuto migliorare. Senza dubbio sò con certezza che quando vidi cosa avevo creato lo detestavo.

 

Hai mai avuto una crisi fotografica? Se si, come l’hai superata?
Ho avuto un’enorme crisi fotografica l’anno scorso alla convention ANFM tenutasi a Tirrenia. Ero alla mia seconda stagione di matrimoni. Guardavo i miei lavori, li trovavo carini, ben fatti, ma non ci vedevo le cose spettacolari che avevano presentato i miei colleghi. Inoltre in quegli scatti non vedevo quella che realmente sono, non vedevo me. Ho passato una settimana a piangere chiusa in camera, a riflettere su quali fossero i problemi e cosa avrei potuto migliorare. Da quel momento ho capito che dovevo iniziare a lavorare su me stessa e iniziare a lasciarmi andare.

 

Qual’è la fotografia a cui sei più legata? (ti piacerebbe se la mostrassimo ai nostri lettori?)
Sono legatissima ad una fotografia, forse la mia prima foto che ho veramente apprezzato. Scattata in un viaggio on the road per la Croazia. Quello scatto mi ha fatto capire cosa volevo fare nella mia vita.

 

Raccontaci qualcosa di te, chi è Federica Ariemma?
La lunga formazione universitaria e la mia famiglia, mi hanno imposto un’educazione di rigide regole. Ho passato tanti anni a fare quello che gli altri volevano facessi, ma non ciò che realmente avrei voluto fare. Ho sempre fatto le cose per come andavano fatte secondo le “regole”, solo dopo ho capito che in realtà avrei voluto farle diversamente. Oggi, dopo anni di lotta con me stessa per cercare di ignorare quelle che sono diventate le mie regole, cerco di dare priorità a quello che voglio, che sento e che mi fa star bene. Cerco di ignorare e andare oltre le mie regole.
Ho di recente deciso di tatuarmi una frase “let you go”, diventato il motto delle mie giornate, quello a cui aspiro.
Tutto ciò mi porta ad apparire agli occhi degli altri come una stronza (scusate la parolaccia, ma mi si addice), una superficiale, dal carattere duro e determinato, i miei colleghi mi chiamano “il sergente”, che rende perfettamente l’idea. In realtà, sono tutto quello che non si vede e questo è in grado di scoprirlo solo chi ha voglia di andare oltre il primo strato.

 

Cosa hai provato quando hai ricevuto il primo premio SILVIA AGUS 2018? che storia c’è dietro quella foto premiata?
Un premio assolutamente inaspettato. Quando dovevo decidere quale foto inviare per il contest, ero indecisa tra la vincitrice ed un’altra. Mi sono fidata dei miei amici e ho lasciato a loro la scelta. Non credevo assolutamente fosse una foto che potesse vincere. Ho visto lavori pazzeschi inviati dai miei colleghi. Credevo la mia potesse non essere capita o sapevo avrebbe richiesto più tempo per essere metabolizzarla.
E’ uno scatto che non ho apprezzato fin da subito. Ci vedevo qualcosa, solo dopo però ho capito cosa. E’ stato un matrimonio che ho molto sentito, perchè la nonna che appare in quello scatto ha pianto durante tutta la preparazione della nipote, non potendo assistere alla funzione in chiesa. La palazzina era abitata da tutta la famiglia della sposa. All’ultimo piano, strutturato a ferro di cavallo, era divisa a metà la casa della nonna e quella della sposa. Al centro le scale del mio scatto. Avevo notato quella finestra appena arrivata in casa, calcolando di scattare dal balcone opposto il passaggio della sposa per le scale. La nonna non era in quella posizione quando mi ero posizionata per scattare, l’hanno accompagnata pochi minuti prima che la sposa scendesse. Quando ho visto la foto al computer vedevo troppi elementi di disturbo, il filo sulla destra, le tante piante, la ringhiera ed ho iniziato a fare diverse prove per migliorarla, alla fine dopo aver rimosso e tagliato tante cose, ho capito che la soluzione migliore era lasciarla proprio così, come l’avevo scattata, in quanto rappresentava al meglio il contesto in cui mi trovavo.

 

Cosa significa ANFM per te?
Mi sono iscritta in ANFM grazie alla mia amica Roberta Ciuccio già socia da un anno e con lei ho vissuto l’esperienza traumatica della convention di Tirrenia. Piangevamo insieme. Dopo quella convention ho capito che avevo trovato una nuova famiglia e continuando a frequentare gli eventi e i tour ho iniziato a stringere molti rapporti. Oggi con alcuni mi sento tutto il giorno tutti i giorni, sono diventati amici indispensabili e fondamentali, con altri ci rivediamo con piacere ad ogni nuovo tour. Ho avuto l’onore e il piacere di poter dare una mano con l’organizzazione della convention di quest’anno e i rapporti sono cresciuti ancora. Inoltre ANFM è anche un grosso stimolo e di crescita. Ogni anno posso confrontarmi con il lavoro di tanti colleghi che stimo e ammiro, in modo da capire cosa migliorare o cambiare.

 

Infine per vedere le premiate vai alla gallery del contest cliccando qui

 

Articolo di ANFM

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