Fotografo dell’Anno 2019, Giandomenico Cosentino

Fotografo dell’Anno 2019, Giandomenico Cosentino

Oggi, finalmente, parliamo insieme a Giandomenico Cosentino, fotografo di Genova che negli anni è riuscito ad accrescere il suo sguardo attraverso il suo innegabile interesse per la fotografia. Riguardando l’album da lui presentato, che gli ha poi permesso di vincere il premio come miglior fotografo del 2019, non possiamo negare di ritrovare alcuni tratti stilistici che rimandano ai grandi autori, come Bruce Gilden o William Klein. Pensiamo proprio che questa sua forte propensione al voler approfondire e la sinergia che riesce a instaurare tra i colleghi, gli regaleranno tante altre grandi soddisfazioni.

 

Fotografo genovese di matrimonio e non solo, vorremmo iniziare chiedendoti da dove sei partito?

Beh da una città di mare come Genova non potevo che partire con una nave da crociera! Era il 2003 quando Jean il mio più caro amico che faceva il video operatore a bordo mi chiese se volevo fare un’esperienza di lavoro insieme e cosi un pò per caso  ho iniziato questa avventura facendo foto ai turisti, come Martin Parr. Non sapevo nulla di fotografia e sicuramente  il lavoro che dovevo svolgere  non lasciava molto spazio alla creatività e alla fantasia, dovevamo scattare le famose foto in posa con tanto di salvagente  ai passeggeri e poi cercare di venderle, ma questa esperienza durata poi più di cinque anni, mi ha arricchito moltissimo ed è stata fondamentale per la mia crescita anche come fotografo.Una volta tornato con i piedi sulla terra ferma ho iniziato a collaborare con alcuni studi della città che si occupavano di fotografia di matrimonio, e dopo un paio d’anni ho aperto il mio studio.

 

Le tue fotografie posseggono un’impronta identificativa spiccata, risultato ambito da tanti. Come credi di essere stato influenzato negli anni?

Anch’io come molti fatico a imporre il mio linguaggio fotografico perché spesso va a scontrarsi con quello che al momento è più di tendenza sul mercato. Capita però ogni tanto di lavorare in situazioni in cui mi sento più libero e riesco a portare a casa lavori che sento più miei, come nel caso dell’ Album dell’anno 2019 scattato insieme a Veronica Onofri, collega e compagna, con cui spesso mi ritrovo a collaborare e con cui si è instaurata  una forte intesa anche sul lavoro.Ho sempre avuto una grande passione per il bianco e nero e per i  grandi maestri della fotografia di strada come William Klein e Bruce Gilden, questo grande amore lo porto sempre con me anche ai matrimoni e credo sia quello che mi permetta di avere uno sguardo più personale nella fotografia di matrimonio.

 

La tua preferenza per il monocromatico e il forte contrasto da dove deriva?

-A volte mi chiedo se la mia preferenza per il bianco e nero sia una scorciatoia per non affrontare le difficoltà del colore in fotografia: fotografare a colori è indubbiamente più difficile, se vuoi comunicare qualcosa il colore spesso è una distrazione o al contrario è il protagonista, solo alcuni grandi maestri della fotografia hanno saputo far si che non fosse ne uno ne l’altro: Alex Web e  Soul Leiter ad esempio, e io non sono decisamente ne uno ne l’altro quindi si…il mio linguaggio è il bianco e nero, in questo modo so esprimermi meglio, ma continuo comunque a sperimentare.

 

Si tratta di una scelta che influenza molto il messaggio della fotografia…

Non voglio rimanere ancorato ad un’idea di fotografia del passato, molti grandi maestri come Cartier Bresson, Berengo Gardin, Ivo Saglietti, fanno fatica a concepire la fotografia a colori. Io la penso come Woody Allen: “ basta che funzioni”. Se un fotografo sa esprimere grandi cose attraverso il colore è bene che usi il colore, io mi sento più a mio agio con il bianco e nero.

 

Quest’anno sei stato nominato il fotografo dell’anno in ANFM, ed il tuo album a 4 mani ci ha notevolmente stupito. Puoi raccontarci di come sei arrivato a quell’editing e la seguente impaginazione?

L’armonia di vedute con il secondo fotografo è fondamentale, in questo caso c’era! Come dicevo prima, il lavoro è stato scattato insieme a Veronica. Quel giorno ci sentivamo particolarmente a nostro agio con la situazione, era un matrimonio dai tempi molto lunghi, quindi abbiamo avuto modo di osservare molto riuscendo a scattare foto che in alcuni matrimoni non si ha la possibilità di fare. Questo per dire che è molto importante avere il tempo di divertirsi mentre lavoriamo, di inseguire un bambino per un quarto d’ora, di girare intorno a un albero aspettando la scena giusta, se ti diverti uscirà fuori qualcosa che ami e noi quel giorno ci siamo divertiti moltissimo. L’editing è una parte fondamentale della fotografia, ho stampato tutte le foto della giornata in formato 10×15 e per settimane ho fatto un lungo lavoro di accostamenti tra le varie immagini, finché non mi sembrava di aver raggiunto il famoso “Insight”, anche in questo caso bisogna trovare ispirazioni come nella fase di scatto. La scelta delle immagini è importantissima ma le foto buone non possono mancare.

 

Cosa pensi possa accadere alla fotografia di matrimonio nei prossimi anni?

Non ho idea sinceramente di cosa possa accadere. Quello che spero è che dietro ogni fotografo di matrimoni ci sia una vera passione per la fotografia a 360°, una ricerca continua alimentata dalla curiosità e dalla bellezza che ci circonda, e che questo lavoro venga scelto sempre più spesso da chi ha voglia di utilizzare la fotografia per raccontare qualcosa, anche in un contesto così particolare come il giorno del matrimonio. Spero in generale che i social continuino ad essere un mezzo importante di promozione della propria attività ma che non dettino le regole dell’estetica fotografica.

 

Articolo di Elena Onti e Silvia Roli di Veryenthusiast

ANFM
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