Fotografo dell’anno 2012

Fotografo dell’anno 2012

Ciao Daniele, che emozioni hai provato a vincere il premio del fotografo dell’anno?
E’ stata un’ emozione grandissima, non è stato un concorso che ho fatto tanto per fare, ci tenevo molto, e durante l’anno ho studiato scrupolosamente tutte le mie foto, per capire quali erano le migliori, tanto che in alcuni momenti ero davvero sotto pressione. Ritengo questo concorso oltre che importante per la mia professione ,anche molto difficile per come è congegnato e per i competitor che ci sono , veramente di alto livello. Però a volte nella vita capita di sentire delle cose che si stanno avverando ,sarà stupido o illusorio ma io nel destino ci credo molto, e una notte ho sognato mio papà, scomparso da poco, che mi sussurrava “vincerai”. Ecco da quel momento mi sono impegnato al massimo per non deluderlo. E poi l’affetto che mi hanno dimostrato molti colleghi alla notizia che avevo vinto, è stata una sorpresa enorme , non me lo aspettavo davvero, hanno riconosciuto la mia fotografia e le mie doti umane, che per me sono due cose imprescindibili. Anche la mia mamma ha pianto e non so per quanto tempo mentre leggeva i messaggi che mi arrivavano da tutta Italia.

 

Come ti sei avvicinato alla fotografia di matrimonio?

Io ero un fotoamatore abbastanza mediocre, ma con una gran voglia di comunicare. Quando alcuni anni fa mi è stato proposto di lavorare come assitente in uno studio fotografico di matrimoni, non ero molto entusiasta ,perché il mio sogno è sempre stato la moda, anche se il mio desiderio da bambino era quello di diventare un bravo fotografo. Nella vita ci si perde svariate volte prima di intraprendere la strada giusta. Ho fatto il panettiere per 18 anni , un lavoro che ho fatto più per soldi che per passione, e quando a 35 anni ti accorgi che nella tua vita non hai realizzato niente di veramente tuo, inizi a porti seriamente delle domande, inizi a fare i bilanci, e se questi sono negativi come nel mio caso cerchi di prendere l’ultimo treno in corsa sperando che la destinazione sia quella giusta. Tre anni fa con tutto il coraggio e i pochi spiccioli rimasti in tasca dopo un anno sabbatico alquanto dispendioso, ho deciso di buttarmi in questo sogno ad occhi aperti. Inizialmente ho abbracciato vari settori della fotografia , poi ho deciso di scegliere quello in cui avevo più cose da dire e quel settore che nel frattempo mi aveva preso anima e corpo. Devo ringraziare il mio socio Andrea Corsi se siamo riusciti in questa impresa, Andrea è un amico carissimo, il mio primo giudice e il mio primo competitor .La più grande soddisfazione è stata quella di essere entrambi vincitori,Andrea per il miglior album di matrimonio dell’anno e io fotografo dell’anno.

 

Come realizzi i tuoi scatti? Sono costruiti o sempre molto spontanei?

Io ho un background nella moda e i miei primi inizi come fotografo cerimonialista hanno visto lo stile “posato” prevalente, ma con il passare del tempo mi accorgevo di una cosa, che quando consegnavo il lavoro ai miei clienti le mie foto non mi piacevano più, le trovavo ridicole e imbarazzanti; segno evidente che in me stava maturando un cambiamento molto importante e abbracciando il reportage ho trovato la “quadratura del cerchio”. Quando in fotografia ti viene commissionato un lavoro che sia una pubblicità o un prodotto da mangiare oppure un vestito, io sono convinto si debba mettere al centro il messaggio comunicativo più importante e per quanto mi riguarda il messaggio comunicativo più immediato sono i sentimenti. La fotografia di cerimonia è ,se vogliamo, la fotografia dell’epoca in cui stiamo vivendo e solo i sentimenti possono superare questo confine, e renderla sempre attuale e immortale.

 

Oltre ai grandi riconoscimenti nazionali ed internazionali, come vivi l’amore che i tuoi clienti ti dimostrano?

A volte mi scrivono delle lettere bellissime che mi commuovono fino alle lacrime e mi fa un enorme piacere vedere che dopo il matrimonio continuano a seguirmi proprio come si fa per le squadre di calcio. Penso che ricevere lettere del genere danno un senso al mio lavoro e alla mia vita. Ne vorrei pubblicare una che ho ricevuto da Emily e Emanuele e che mi ha particolarmente commosso.

 

“Caro Daniele, diciamo subito che non avevo il minimo dubbio…dal primo giorno che ho spulciato il tuo lavoro mi sono innamorata della luce, degli sguardi, delle emozioni che trapelavano dalle immagini di perfetti sconosciuti..la cosa incredibile e’ che mi sentivo parte della festa, del pianto, dell’unione, dell’amicizia che immortalavi, proprio come se fossi li’…la cosa che mi ha rapito del tuo lavoro e’ che non ricerchi la bellezza per se’ ma la bellezza e lo spirito delle anime a cui regali l’ immortalità. ebbene quei turbinii di emozioni che corrono troppo veloci in quel giorno cosi’ magico riescono a ritrovare vita grazie a te che cogli ogni dettaglio, sguardo, lacrima e sorriso. Con il tuo lavoro ci hai regalato una pioggia di ricordi che ci consentono di sentire ancora addosso il profumo dell’uva, il gusto della pasta, il brusio di sottofondo, le risate delle bimbe, i silenzi dell’amore.”

 

Quanto conta il rapporto con i soggetti per ottenere i tuoi scatti?

Ho scelto di diventare un fotografo di matrimoni perchè è entusiasmante e l’adrenalina che ti scorre nelle vene in quel giorno per un fotografo crea dipendenza. E’ un mestiere che lo si sceglie soltanto per passione perché restituire un’emozione al cliente è la cosa più bella che ti possa capitare. Nonostante siano passati degli anni dal primo scatto, ancora mi capita di piangere ai matrimoni e vivo con gli sposi una simbiosi unica nell’evento, mi piace che gli sposi mi percepiscano come il loro miglior amico in quel giorno così importante. Sono convinto che non sia un lavoro per tutti perché ovviamente per fare questo devi essere predisposto caratterialmente, devi essere aperto e curioso delle vite altrui, devi saper ascoltare prima che vedere. Una cosa da non fare assolutamente è tenere tutti questi aspetti al di fuori. Tenere il tuo cuore lontano da un evento del genere significa restituire al cliente un ‘immagine fredda e senza anima, che non comunica niente. Significa essere lontani anche fisicamente da quello che succede. Peccato che negli ultimi periodi con il lavoro e gli impegni che aumentano riesca sempre meno a dedicarmi ai miei sposi, vorrei avere più tempo, ma spero sempre che il cuore basti.

 

Quanta importanza ha la post-produzione delle immagini nel tuo linguaggio fotografico?

La post-produzione è una parte importante della mia visione ma non è l’unica. Se la volessi quantificare in numeri freddi direi un 30% del mio lavoro e personalmente la considero come fosse la mia firma,ma si sa la firma si può falsificare, ma non verrà mai uguale all’originale. Perciò scopiazzare non serve a nulla. Ai miei esordi anch’io mi sono ispirato a fotografi di grande talento soprattutto italiani, ma ho cercato di trasformare gli imput che ricevevo in qualcosa di mio . La fotografia è una forma d’arte e tutti i fotografi dovrebbero appropriarsi della cultura visiva …grafica …artistica curandola in tutti i dettagli ( post prodution – ecc) si evitano cosi’ foto omologate costruite….

 

A volte si sente parlare di fotografia di matrimonio come una fotografia di seconda classe, cosa risponderesti a queste affermazioni?

Io credo che sia una condizione che negli altri stati non esista, mi sembra tipicamente da italiano disprezzare questo tipo di fotografia, anche perchè tutti noi che lavoriamo in questo settore sappiamo quanto sia duro e difficile emergere, vedo il mercato americano e mi sembra che le cose li vadano in tutt’altro modo, c’è più attenzione a questo settore della fotografia , c’è più investimento , c’è più cultura dell’immagine. Spesso si sente dire che l’Italia è il paese del buon gusto, io non credo sia cosi, mi sembra che il buon gusto appartenga solo ad un una elit della società , ci sono dei bravi fotografi, dei veri artisti, dei grandi creativi…ma sono pochi. C’è anche bassa qualità, a volte anche arroganza e una sovrastima che crea cecità e mancanza di autocritica …
Manca molta cultura dell’immagine in Italia, manca molta cultura in generale. Non si ritiene la cultura una forma di investimento. A volte sento denigrare la fotografia cerimonialista direttamente dai fotografi che ci lavorano, mi sembra un comportamento molto da “italiano”. Mi verrebbe da dirgli perchè non andate a fare altro? O forse vi manca il talento per fare altro…

 

Insegui più la parte estetica o quella emozionale quando fotografi?

Direi entrambe, quando sei alla continua ricerca del proprio stile il cervello ragiona un pò a rilento e si sofferma a volte più sulla parte estetica ,a volte sul piano emozionale, ma piano piano i ragionamenti si velocizzano e riesci a sovrapporli. E’ allora che riesci a tirare fuori quello che ti sei prefissato.

 

Quanto contano le emozioni che provi tu per la realizzazione delle tue fotografie?

Quando lavoro è come se i miei sensi venissero amplificati al 100% .Ogni emozione , colore , luogo, sguardi si intensificano . Mi piace vivere sulla mia pelle tutto quello che mi circonda, è una sensazione magica e quando finisce mi lascia sempre attonito per qualche secondo…

 

Infine, qual è la caratteristica che maggiormente ti ha permesso di raggiungere questo risultato?

Direi senza dubbio l’essere me stesso, sempre senza mai scendere a compromessi, sono un idealista.

 
Per saperne di più http://www.danielevertelli.com
Intervista Glauco Comoretto

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