Album dell’anno 2015 – 2° classificato Francesco Spighi

Album dell’anno 2015 – 2° classificato Francesco Spighi

Ciao Francesco, complimenti per il tuo secondo posto all’album dell’anno. Come hai vissuto l’esperienza della votazione plenaria e il momento in cui i giudici hanno enunciato il tuo risultato?Anche il tuo lavoro, come quello di Rino Cordella (primo posto) è ambientato a New York. Ritieni che ti sia stata d’ispirazione questa città e se sì in che modo?

Prima di tutto vorrei ringraziare i giudici che si sono prestati a questo tipo di votazione, non è stato facile per loro mantenere la concentrazione e lo stesso parametro di giudizio dall’inizio alla fine. Per me è stata una bellissima esperienza, mette faccia a faccia il tuo lavoro con quello degli altri, e se ci arrivi predisposto ad accettare le critiche ti da grossi spunti per crescere e igliorare ancora. In un mondo fatto di like è difficile trovare persone competenti in gradio di fare critiche costruttive, accettarle e fermarsi ad analizzarle è molto importante nel processo di crescita individuale. Mi sono scritto tutte quelle che mi hanno fatto. Questo album l’ho confezionato più per me che per il contest e mi sono reso davvero conto di essere il gara solo quando ho visto l’interesse dei giudici. Il voto finale è stata davvero un’emozione forte. Per quanto mi riguarda il matrimonio a New York è stato l’ultimo scattato lo scorso anno, e forse più che la location ad ispirarmi è stata la voglia di fare bene mantenendo alta la concentrazione e mettendo assieme tutti i piccoli miglioramenti che ho fatto durante la scorsa stagione.

 

Ho notato una ricerca di innovazione anche nell’impaginazione, come ti è nata l’idea?

Sono contento del risultato soprattutto perchè lo ritengo il mio lavoro più completo e personale, ma anche per via della ricerca grafica nell’impaginazione. Tutto è nato dalla parola “timeless”, che avevo usato nel post sul mio blog. Mi è venuta in mente la NY del primo dopoguerra, le foto in bianco e nero. e da li l’idea per lo sfondo, che è la pietra di un palazzo di un vecchio grattacielo di Manhattan. Poi avevo in mente un paio di idee, come usare foto tonde, che mi giravano in testa da un po’. Una volta completato l’album mi sono poi servite 24 revisioni per arrivare al risultato pulito ed omogeneo che ho presentato.

 

Quindi, ispirazione per gli scatti e per l’impaginazione; la post produzione in questo lavoro quanto influisce e ritieni che qualcosa di diverso avrebbe ottenuto un risultato diverso?

Per me la postproduzione è una parte importante del lavoro, ricerco sempre un tono personale, serve a dare omogeneità ed un ulteriore tocco “personale” al lavoro. Non uso preset in vendita, ma ne ho alcuni miei sviluppati nel tempo che evolvo via via. Penso che se non fosse stata così omogenea e curata, forse il risultato non sarebbe stato lo stesso.

 

Tu sei molto giovane e la tua carriera è stata molto veloce, quali sono stati gli elementi che ti hanno dato la possibilità di sviluppare il tuo talento?

Diciamo che “SEMBRO” più giovane di quello che sono! Penso che molto dipenda più che dal talento dalla caparbietà con cui ho cercato e voluto certi risultati. Molto ha fatto la profonda insoddisfazione dovuta al lavoro precedente, allo spirito competitivo e ad una gran voglia di riscatto. Essere in Toscana mi ha sicuramente avvantaggiato nella mia scelta di dedicarmi subito ad un pubblico internazionale, anche se probabilmente non l’avrei raggiunto semza avere una discreta fotografia di base, che è venuta fuori con tante prove, tanti errori e tanta ricerca. Ho sempre cercato di mettermi di fronte molti vincoli, perchè questo ti costringe ad ingegnarti per superarli. Il più importante è sempre stato il prezzo, ho sempre voluto avere un prezzo superiore alla media e questo mi ha costretto ad ingegnarmi per migliorare in modo da poterlo sostenere. Rischio sempre molto da questo punto di vista, ma alla fine per ora è sempre stata una scelta premiante.

 

Mi piace molto parlare delle altre passioni che bruciano dentro i fotografi di successo; quali sono le tue? In che modo ritieni che queste influiscano nel tuo lavoro?

Prima di avere figli avevo una passione sconfinata per le moto. Viaggiarci, correrci, smontarle. Tutto l’universo che ci girava attorno. Quando mia moglie è rimasta incinta la cosa era diventata troppo pericolosa (e noiosa perchè dovevo viaggiare da solo e non più con lei. La mia passione più grande da quel momento sono diventati i miei figli e la mia famiglia. Ho acquistato la mia prima reflex quando mia moglie era incinta, perchè volevo i migliori ricordi possibili, e da li la passione per la fotografia è scoppiata. Un’altra cosa che mi piace molto è avere a che fare con le persone, confrontarmi con culture differenti, scambiare storie e opinioni con loro, viaggiare. Penso che mescolate tutte assieme queste cose facciano di me il fotografo che sono.

 

Comporre un album significa raccontare una storia con delle immagini; qual’è stato il tuo progetto in questo caso? C’era una preparazione precedente allo shooting oppure un grande lavoro di ispirazione durante lo shooting e un’attenta selezione successivamente?

Direi che la storia si racconta prima di tutto in fase di scatto, cercando di mantenere omogeneo il proprio modo di scattare, e scegliendo cosa fotografare a contorno, per avere un’ambientazione coerente col racconto che si sta facendo. Dopodichè fa tutto la selezione delle foto secondo me. Presto tanta attenzione allo storytelling, per cui preferisco scegliere foto che raccontano e ambientano e che si “chiamano” l’una con l’altra piuttosto che foto chiuse, più scenografiche e d’effetto ma che magari aiutano poco il tessuto narrativo.

 

Ai fotografi si chiede spesso di parlare della loro attrezzatura; oggi, piuttosto che chiederti di parlare delle tue macchine preferirei chiederti quanto per te è importante e quanto ritieni sia importante conoscere gli strumenti che si ha a disposizione?

Importante conoscerli: tantissimo. E’ come quando parli, non devi pensare a che lettere ti servono o alla grammatica, lo fai e basta. Io baso gran parte del mio lavoro sul fare il possibile per dimenticarmi dell’attrezzatura. Credo che la migliore attrezzatura possibile sia quella che ti da meno da pensare e che mette di mezzo fra te e il tipo di foto che vuoi ottenere meno vincoli possibile.

 

Quanto questo contest e tutto il resto dell’attività di ANFM sono importanti per te?

Questo secondo posto per me è stato molto importante come conferma di un percorso di crescita che ho intrapreso, molto più introspettivo di prima e meno influenzato (spero!) dal mercato in generale. ANFM è una bella associazione, permette di creare grandi connessioni fra colleghi ed io ci vedo uno spirito nobile e sincero ad animarla. Per certi versi forse è un po’ acerba per muoversi nelle dinamiche comunicative attuali, ma credo che arriveremo a migliorare anche quelle, perchè la base è ottima e si vede che c’è una crescita non solo dell’associazione, ma anche delle persone che ne fanno parte. Per quanto mi riguarda, senza ANFM io non sarei certamente dove sono adesso e spero nel tempo di riuscire a rendere all’associazione e a chi ne fa parte tutto quello che ha dato a me.

 

© Intervista di Glauco Comoretto

ANFM
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