Album dell’anno 2012

Album dell’anno 2012

Ciao Andrea, che effetto fa vincere un premio per un album intero?

sono molto felice ed onorato di aver vinto questo premio. Lo ritengo importantissimo in quanto non vince una singola foto o la composizione di più immagini ma viene premiata la forza narrativa e la capacità di sintesi. Ti confesso che tenevo davvero molto a questo contest.

 

Che importanza dai al racconto nei tuoi servizi e come cerchi di esprimerlo al meglio?

La chiave narrativa è fondamentale! Chi vede un racconto fotografico deve capire cosa è successo, deve percepire le emozioni che sono state provate, deve immaginare di essere lì ed emozionarsi mentre vede le fotografie. Se non c’è un filo logico di narrazione tutto il resto subisce un forte ridimensionamento. Cerco infine di esprimere ogni racconto cercando di non essere ridondante con le fotografie. Ogni foto, se possibile, deve essere diversa dall’altra e contenere al suo interno una microstoria che si racconti da se al solo sguardo dell’immagine.

 

C’è qualche aneddoto interessante legato al matrimonio che ha presentato?

Direi proprio di si! Lo sposo, Tommy, è stato molto “eroico” il giorno del matrimonio. Pensa che appena due giorni prima scivolando in piscina si era rotto la clavicola! I medici hanno preferito non ingessarlo per permettergli di svolgere il matrimonio in condizioni estetiche migliori ma sono sicuro che abbia sofferto molto, anche se non lo dava a vedere. Quando ha fatto il First Dance con Linn è stato davvero un miracolo. Io non sarei riuscito a sopportare un dolore così atroce!

 

Quando e come ti sei avvicinato alla fotografia di matrimonio e ci sono state persone importanti per te in questo processo?

Ho fatto il fotoamatore per moltissimi anni, iniziando nel 1993, senza mai approfondire l’aspetto professionale. E’ stato un gravissimo incidente motociclistico nel 2007 che mi ha fatto capire che dovevo dare un senso diverso alla mia vita. Durante la lunga riabilitazione ho conosciuto un fotografo di nome Daniele Vertelli, e da quel momento tutto è cambiato. E’ stato Daniele ad infondermi coraggio e consapevolezza, e senza di lui niente di tutto questo si sarebbe avverato. Daniele aveva già esperienza di wedding ed è stato insieme a lui che abbiamo creato il nostro primo studio. Ad oggi ho la certezza di poter dire che, professionalmente parlando, l’aver conosciuto Daniele è stata la cosa più importante che mi sia mai capitata.

 

Il tuo modo di realizzare il reportage di matrimonio è istintivo o programmato?

E’ totalmente istintivo. Programmare una foto vuol dire privarla della spontaneità che io ricerco nei miei scatti. Chi si occupa di fashion wedding può programmare dove portare gli sposi nell’orario che ritiene migliore per luce e ambientazione al fine di ottenere un bel risultato a livello estetico. Per me è un discorso completamente diverso. Posso dare dei consigli agli sposi se me lo chiedono, come la location da scegliere o il miglior orario per una cerimonia in esterni, ma in generale tutto il mio lavoro deve essere il meno invasivo possibile e, soprattutto, deve essere scattato “di pancia”, senza eccessive pianificazioni.

 

Quanto conta il rapporto con i soggetti per ottenere un racconto di questo tipo?

Ritengo che il reportage si faccia principalmente senza la macchina fotografica. Personalmente cerco di creare il miglior feeling possibile con il cliente e di stabilirvi un legame empatico. Per me è un aspetto fondamentale, lo scatto viene successivamente. Quando questo feeling si crea la qualità del servizio riesce ad avere una forza narrativa ed un’emozionalità eccezionale.

 

Come hai effettuato la scelta del matrimonio e quali sono, secondo te, le chiavi che hanno reso vincente il tuo album?

Il matrimonio di Linn e Tommy è stato un matrimonio molto completo, fotograficamente parlando. Ogni fase è stata praticamente perfetta, nessuna era più debole delle altre, e questo ha contribuito molto alla scelta. La storia era ed è, emozionale, esteticamente bella, immersa in uno splendido scenario e dotata di un’atmosfera anni 20 molto originale. Inoltre ho voluto scegliere un matrimonio dove, con il solo utilizzo delle mie fotografie, riuscissi a raccontare una storia completa senza utilizzare le importanti foto di collaboratori o secondi fotografi. Sapere di aver vinto con un matrimonio tutto mio rende ancora più speciale questo premio.

 

Per realizzare un reportage di questo tipo quante immagini scatti e come operi la scelta delle immagini da inserire nell’album?

Moltissime. il mio venditore di Hard Disk e schede, tutte le volte che mi vede, è molto contento! Sono oltre 3000 gli scatti che vengono eseguiti, soltanto da me. Per un vero reportage in cui si punta a cogliere un attimo reale e spontaneo, possibilmente incorniciato da una composizione ben strutturata e minimale, ne servono davvero molti, almeno per me.

 

Insegui più la parte estetica o quella emozionale quando fotografi?

Per me l’aspetto emozionale ha assoluta prevalenza nei miei scatti. La parte estetica è un aspetto pur sempre molto importante che ricerco in modo inconscio ma che non prevale mai sul gesto e sull’emozione che attirano il mio sguardo. Come detto sopra, la composizione e la costruzione estetica di una foto è per me la cornice che deve racchiudere un emozione. Il miglior obbiettivo è comunque riuscire a coniugare l’estetica perfetta con il gesto perfetto..

 

Ti emozioni durante i matrimoni?

Oh si, alle volte mi capita di emozionarmi tantissimo! In particolare mi succede con le coppie con cui ho raggiunto un grado di empatia notevole, nelle quali vedo l’amore puro e sincero, che li unisce, sovrastare ogni tensione e nervosismo che sappiamo tutti caratterizza il giorno delle nozze. Ti confesso che a volte provo anche un po’ di invidia perché ancora non sono riuscito a realizzarmi pianamente in questo aspetto della vita.

 

Per concludere, quali sbocchi vedi per i fotografi che si stanno avvicinando alla fotografia di matrimonio in questo periodo storico?

Questo mestiere sta subendo una grande mutazione. I progressi che ha fatto la fotografia negli ultimi 5 anni, grazie all’avvento di nuove tecnologie ed alle nuove forme di comunicazione (social network in testa), non era stato fatto negli ultimi 70 anni. La domanda è di gran lunga inferiore all’offerta e molti nuovi fotografi si stanno affacciando sulla scena. Purtroppo in Italia non esiste una grande consapevolezza da parte dei clienti sul valore, artistico e professionale, del fotografo di wedding. Nonostante queste difficoltà mi piace credere che la meritocrazia esista ancora e penso che se un fotografo ha le caratteristiche giuste, prima o poi, ce la farà .Rimane in ogni caso un mestiere molto difficile e chi lo intraprende deve essere pronto ad effettuare delle enormi rinunce, soprattutto per quanto riguarda la propria vita personale e sentimentale.

 

Per saperne di più www.andreacorsi.biz
Intervista Glauco Comoretto

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