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Quando è iniziata la tua passione per la fotografia? C’è stato qualcuno a guidarti? Quando hai capito che sarebbe potuta diventare la tua professione?
Tutto è iniziato una quindicina d’anni fa’. Mi iscrissi ad un corso base di fotografia organizzato dal Dopolavoro Ferrovieri. Con il tempo mi accorsi che la fotografia mi appassionava ogni giorno di più. Ero uno di quei fotoamatori “evoluti” che snobbano i matrimoni. Invece poi l’incontro/scontro con il matrimonio di un caro amico ha aperto la strada verso la mia professione. Successivamente l’incontro con l’associazione ANFM ha dato inizio ad una crescita personale che sta tuttora continuando.
L’Associazione Nazionale Fotografi di Matrimonio… come fotografo ne fai parte sin dalla sua fondazione. Puoi spiegarci qual è la filosofia dell’associazione, e principi che ne sono alla base?
Perché un professionista dovrebbe essere motivato a farne parte?
ANFM è nata sotto l’idea di creare un gruppo diverso dagli altri. Il nostro punto fermo è la serietà verso il cliente, l’offerta sicura di tutta una serie di importanti garanzie. La maggior parte delle associazioni di questo tipo tutelano solo la qualità del lavoro fotografico; anche per noi la qualità è importante , infatti l’ingresso nell’associazione è abbastanza duro e selettivo. Tra le cose fondamentali però per noi c’è il fatto che il fotografo garantisca di fare personalmente i servizi per i quali prende gli impegni. Per noi il fotografo ha l’obbligo di fare vedere solo lavori propri, non foto di campionario fatti da grandi fotografi che sicuramente per qualità non corrisponderanno al risultato di ciò che fanno loro.
La fotografia che proponi appartiene al genere del reportage, offrendo lavori che si discostano un bel po’ dalla classica fotografia di matrimonio. Perché il reportage? Quali sono i punti di forza di questo nuovo approccio?
Per quanto riguarda la fotografia di matrimonio nasco come fotografo abbastanza classico. E, diciamoci la verità, anche di medio livello. Mi limitavo a fare ciò che vedevo fare agli altri, anche perchè pensavo che la fotografia di matrimonio fosse solo quella, con il solito servizio di posa agli sposi. Conoscere e confrontarmi con ANFM mi ha portato a scoprire l’esistenza di un altro tipo di fotografia di matrimonio, quella appunto del reportage. Da lì la mia concezione del lavoro fotografico è completamente cambiata. Ora parto sempre dall’idea di “raccontare” il giorno del matrimonio.
Secondo te perché altri colleghi continuano a proporre un servizio vecchio stile? E’ una questione di pregiudizio nei confronti del reportage o anche di capacità, poiché è indubbiamente più semplice scattare foto in posa?
Innanzi tutto c’è un mercato che chiede espressamente foto di posa. Ci sono spose che sognano il loro matrimonio vissuto un po’ “da principessa”, di conseguenza serve quel tipo di fotografia classica che i clienti sono abituati a vedere e che chiedono. Ci sono poi fotografi a cui piace proprio fare foto in posa, sullo stile della foto di moda.
Posa e reportage sono accostabili in uno stesso servizio? Tu proporresti entrambi all’interno di uno stesso matrimonio?
È che non sarei un bravo fotografo di posa, non ne uscirebbe un servizio di qualità. Ci sono fotografi che sono specializzati in questo e che sono veramente bravi, che hanno un uso della luce artificiale molto bello; fanno lavori eccelsi e non sarebbero paragonabili a ciò che potrei fare io.
Veniamo a te… Durante lo svolgimento della giornata del matrimonio, qual è il momento che preferisci fotografare, quello che ti permette di essere più creativo e originale?
Il momento che preferisco di più è la fase della preparazione; è un momento che racconta molto. Mi piace fotografare la tensione e l’emozione dell’attesa.
Fra tutti i matrimoni che hai fotografato fino ad oggi, ce n’è uno che ricordi con particolare soddisfazione?
Uno degli ultimi, un matrimonio ebraico. È stato una vera festa. La loro cerimonia è stata molto più ricca e vivace di quella a cui siamo abituati di solito. E poi naturalmente il matrimonio dove sono finito in piscina vestito assieme agli sposi!
Fotografo dell’anno 2010… come ci si sente a ricevere un titolo così importante?
Fuori luogo. Non mi sento il migliori fotografo d’Italia in questo momento, assolutamente. Ce ne sono veramente tanti, bravissimi, che non hanno partecipato o che magari hanno dedicato meno attenzione alla scelta delle foto da presentare. Sicuramente è uno stimolo che mi ha aiutato a capire che la strada intrapresa è quella giusta. Tre anni fa’, allo stesso concorso, arrivai penultimo, perciò…
Quali sono secondo te i punti di forza dei tuoi reportage? Qual è l’impronta personale che caratterizza i tuoi lavori?
Il mio approccio. Mi pongo sempre come un amico con gli sposi, perciò loro riescono a dimenticare la mia presenza e ciò fa si che io riesca a raccontare al meglio ciò che succede senza essere troppo invasivo.
Bianco e nero o colore? Che cosa cambia in una fotografia? Che cosa ti fa scegliere di usare l’uno o l’altro?
Il colore è importante perché ci sono dei colori che vanno ricordati, e il bianco e nero è altrettanto importante perché ci sono delle luci che vanno ricordate. Ci sono situazioni dove è indispensabile l’uno, altre che richiedono l’altro. Difficilmente vedrei a colori foto per cui scelgo il bianco e nero e viceversa.
Oggi come oggi la fotografia è un’arte che può essere sperimentata un po’ da tutti, chiunque ha la possibilità di cimentarsi con una macchina fotografica a livelli più o meno alti. Secondo te quali sono le caratteristiche che distinguono un fotografo professionista?
La qualità, l’omogeneità del servizio. Sul sito infatti presento solo matrimoni interi, perché voglio che la gente che sceglie me capisca quello che faccio, dalla preparazione fino al momento della festa, capisca che c’è una qualità costante durante tutta la giornata. Inoltre il professionista è colui che viene al matrimonio anche se è malato, che ha colleghi che possono essergli d’aiuto in momenti di difficoltà. Ciò ti porta a garantire un risultato, sempre e comunque. Una persona che svolge un lavoro con un impegno minimo si sente anche minimamente impegnata.
Nella moderna fotografia digitale il foto-ritocco ha assunto un ruolo molto importante.
Nella tua fotografia quanto conta la post produzione? Quando scegli il momento decisivo di uno scatto ti capita di regolarti anche in base alla lavorazione che sai ne verrà fatta al computer?
Si ovviamente. Ormai è naturale scattare sapendo che cosa ti servirà per la post produzione; e poi, così facendo, puoi ridurre la post produzione al minimo. L’esposizione e il taglio saranno curati in base a ciò che ne vai a fare, anche perchè l’omogeneità del racconto deve esserci da prima, non puoi darla dopo in lavorazione. La foto ideale è quella bella da subito, che può diventare bellissima con la post produzione. Ma la post non deve servire a recuperare foto scattate male.
La tua attrezzatura fotografica… quello che hai e quello che desideri.
Ho Canon casualmente. Ho iniziato con Pentax, passando poi poi Olympus e infine a Canon, perché in quel momento era l’unica che mi dava certe cose. L’attrezzatura è solo un mezzo, ormai si equivalgono un po’ tutte le ditte. Quello che vorrei… è una bella domanda! Quasi tutti i fotografi sono un po’ “feticisti” per l’attrezzatura, c’è sempre quella cosa che vogliamo anche se sappiamo che non ci servirà un gran che. Diciamo che in questo momento avrei bisogno di più luce, cioè di sensori più performanti e obiettivi ancora più luminosi.
Progetti per il futuro?
Per il futuro mi piacerebbe consolidare quello che già stiamo facendo e farlo meglio. Riuscire a far capire ai clienti la qualità di ciò che offriamo. Sta andando bene, questa risposta da parte delle persone c’è. Andiamo avanti così!
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