Fotografo dell’anno 2015 1° classificato

Fotografo dell’anno 2015 1° classificato

Intervista a Andrea Corsi vincitore del concorso fotografo dell’anno 2015

 

Ciao Andrea, per la seconda volta sei Fotografo dell’anno di ANFM. Come vivi questo risultato? è ancora eccitante vincere questo premio?

E’ ancora una grande soddisfazione, senza dubbio. Vincerlo 2 anni fa è stato più emozionante lo ammetto, ma ripetersi mi ha fatto capire che ho ancora l’entusiasmo giusto, e la voglia di mettermi in gioco come allora. Il livello della fotografia Italiana ogni anno cresce in maniera esponenziale e lo si può verificare anche dai risultati di tanti colleghi nei contest internazionali. Questo aggiunge molto valore a questo premio ed è lapalissiano sostenere che vincerlo 5 o 6 anni fa era decisamente più semplice.

 

Cos’ha significato per te far parte di ANFM?

Ha significato una grande crescita professionale e soprattutto umana. ANFM è a mio avviso l’unica reale associazione di fotografia matrimoniale in Italia, non esiste niente che possa avvicinarsi per formazione, condivisione e crescita. Certo qualche mela marcia all’interno c’è sicuramente, ma negli ultimi tempi ho visto uno sfoltimento utile per tutto l’ambiente, e mi auguro che si prosegua in questa direzione. Ammetto che non sono un grande partecipatore di eventi ANFM e contribuisco in maniera infinitesimale alla crescita dell’associazione rispetto ad altri colleghi, ma cerco comunque di dare il mio piccolissimo contributo.

 

 

Da ormai più di un decennio la fotografia di matrimonio è digitale. Con questa maturità, che rapporto hai con la tecnologia? Rimpiangi qualcosa del passato?

Rimpiangere il passato è inutile, come lo è giudicare ciò che è stato con la testa del presente. Non rimpiango niente del passato, ne da un punto di vista fotografico ma soprattutto per quanto riguarda la mia vita in generale. Certo se guardiamo al nostro lavoro indubbiamente , contrariamente a ciò che si può pensare, tutto è più difficile. La competizione è altissima, le piattaforme social permettono di mettere in comunicazione il globo e conseguentemente anche i clienti sono molto più bombardati da informazioni e continue immagini anche di dubbio gusto. Il digitale se da un lato ha permesso di condividere maggiormente tutto ciò che è immagine dall’altro proprio in questo vede il suo limite. Miriade di fotografi di dubbie capacità si sono affacciati nel mondo della fotografia professionale scopiazzando tutto ed appropriandosi di personalità non proprie da mostrare. Tutto questo negli ultimi anni ha portato ad una saturazione del mercato ormai insanabile . Certo chi vale realmente e chi propone un servizio “autoriale” di grande impatto sopravviverà. E’ indubbio però che rispetto ai tempi della pellicola il mercato ed i suoi mutamenti sono molto più rapidi e complessi, ma come detto, niente rimpianti. Andare avanti è la parole da usare. Infine, la tecnologia mi ha sempre affascinato, e del resto con un passato da informatico non poteva essere diversamente.

 

La fotografia di matrimonio è arte o business?

È una domanda complessa che richiede alcune precisazioni. Non ho mai considerato il fotografo di matrimonio come un’artista, me per primo. La parola Arte è una parola abusata ed appannaggio di pochi eletti, e credo con ferma convinzione che nessuno nel nostro settore, a livello planetario, faccia parte di questa elite. Gli artisti sono ben altri ed essendo Italiano credo di avere bene idea chi siano gli artisti, del passato e del presente. Noi possiamo definirci dei creativi , come può esserlo un artigiano che produce qualcosa con le sue mani e con la sua testa. C’è chi lo fa bene e c’è chi lo fa malissimo, questo è indubbio, ma oltre questo non andiamo. Non voglio sminuire il nostro lavoro intendiamoci, ma voglio essere chiaro su quali sono le giuste parole da usare perché ritengo che qualcuno nel nostro settore si senta davvero un’artista illuminato dal Signore, e forse è il caso che riveda le sue posizioni. Per quanto mi riguarda invece mi sento un fotografo che cerca semplicemente di narrare, nella maniera più semplice e lineare possibile una storia, in modo da creare un ricordo che possa avere un senso ed un valore, sia per chi lo riceve e sia per me . Per quanto riguarda il Businnes invece sostenere che la fotografia di matrimonio non lo è, è la cosa più ipocrita del mondo. E’ un lavoro e come tale comporta costi ed investimenti e quindi è certamente un businnes. Sostenere invece che è solo questo, è riduttivo. La passione, la gratificazione, lo stimolo , la conoscenza, sono tutte cose che fanno prepotentemente parte (o dovrebbero) del nostro lavoro ed anche della nostra vita, e senza di esse si muore dentro. Ritengo quindi che un giusto equilibrio fra businnes e tutto il resto sia necessario, altrimenti diventa solo una mera ricerca del denaro e non credo che un fotografo che ha solo questo tipo di ambizione possa arrivare molto lontano. Nello stesso tempo, occorre essere oculati e sapersi gestire sul piano economico perché le tasse sono altissime, i costi anche, ed un mutuo o la spesa non si pagano con le intenzioni.

 

Esclusa la fotografia, quali sono le attività che ami di più?

Una volta ero un motociclista convinto ma purtroppo la triste realtà mi ha portato a convincermi che non ero Valentino Rossi! Oggi vivo bene nella mia piccola casa e mi diletto semplicemente godendo dei semplici piaceri di tutti i giorni, come cucinare per esempio. Non sono certo bravo ma mi rilasso molto. Amo molto viaggiare, in passato con Avventure nel mondo ho girato mezzo globo e spero presto di poter riprendere a conoscere nuove culture e stili di vita. Purtroppo nel nostro lavoro il tempo non è mai molto ed anche se viaggiamo all’estero lo si fa spesso per lavoro, per un wedding o per un workshop, e così facendo non si riesce ad immergersi pianamente nelle culture altrui. Quindi, rispondendo alla tua domanda, ti ho espresso il desiderio di ritornare a farne una…Viaggiare.

 

 

ANFM oltre ai contest promuove molte attività, cosa ti sentiresti di dire ad un fotografo che ti chiedesse un consiglio riguardo il farne parte?

Gli consiglierei certamente di farne parte. La crescita professionale che ne consegue (che non è solo fare più matrimoni…) è molto molto alta. Gli stimoli derivanti dalla conoscenza e dagli incontri che si possono fare in quest’associazione sono altissimi e certamente faranno di lui un professionista migliore. Certo bisogna essere pronti a recepire ed a mettersi in discussione, altrimenti non serve assolutamente a niente.

 

Se non fossi un matrimonialista, che fotografo saresti?

Senza dubbio fotografo di sport motoristici. Ho sempre amato la F1 ed il mio sogno è diventare un giorno fotografo di questo sport e viverci. Rimarrà probabilmente un sogno nel cassetto delle speranze , ma a volte sognare aiuta a vivere meglio.

 

Quanto è importante la tua terra per te e quanto ritieni che questo legame possa aver influito sulla tua creatività?

La Toscana è una terra piena di arte storia e cultura. Da un punto di vista culturale e storico è una regione che offre mille stimoli e tantissime esperienza che puoi fare fin da piccolo. E’ innegabile che questo plasma la nostra visione ed il nostro senso estetico e produce certamente nel nostro lavoro dei benefici tangibili e riscontrabili . Non è infatti un caso che molti colleghi davvero bravi nel nostro settore, siano tutti nati nella terra di Dante o di Leonardo. Tutto ciò che ci circonda ci influenza , e se lo vivi quotidianamente, cercando di capire e di assorbire ciò che ti sta intorno, non puoi che cambiare in meglio vivendo qui, soprattutto se fai un lavoro che ha a che fare con la creatività.

 

© Intervista di Glauco Comoretto

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