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INTERVISTA A FRANCESCO ROSSI, Matrimonio dell'anno 2010

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Quando è iniziata la tua passione per la fotografia? C’è stato qualcuno a guidarti? Quando hai capito che sarebbe potuta diventare la tua professione?
Mi sono appassionato alla fotografia dopo aver seguito un corso organizzato dalla mia scuola media. Entrare in una camera oscura all’età di 12 anni è un’esperienza che ti segna. L’odore dell’acido acetico, il sacchetto di nylon nero che conteneva la carta sensibile, la fotografia proiettata sul piano dell’ingranditore, il professore che ci insegnava stratagemmi per contare i secondi senza usare il cronometro, l’immagine che piano piano si materializzava sulla carta, le mollette e le foto appese ad asciugare... Dopo quel corso ho fatto tutto da solo, si può dire che sono completamente autodidatta. Ho deciso di fare della fotografia la mia professione dopo aver conseguito la laurea in psicologia. Meglio tardi che mai, no?

Veniamo a te… Durante lo svolgimento della giornata del matrimonio, qual è il momento che preferisci fotografare, quello che ti permette di essere più creativo e originale?
Io non sono nè creativo nè originale, non invento nulla, sono semplicemente curioso e realizzo un resoconto di ciò che accade, cercando il miglior angolo di ripresa e la luce migliore.

Tra tutti i matrimoni che hai fotografato fino ad oggi ce n’è uno che ricordi con particolare soddisfazione?
No, non sono quasi mai soddisfatto dei miei lavori, penso sempre che avrei potuto fare di più, che sarei potuto essere più curioso.

Matrimonio dell’anno 2010… Come ci si sente a ricevere un titolo così importante?
Contento, ma non soddisfatto.

Quali sono secondo te i punti di forza dei tuoi reportages? Qual è l’impronta personale che caratterizza i tuoi lavori?
Il mio punto di vista, il mio modo di vedere le cose è il punto di forza ed insieme il punto debole dei miei lavori, poi c’è il lavoro di squadra.

Bianco e nero o colore? Che cosa cambia in una fotografia? Che cosa ti fa scegliere di usare l’uno o l’altro?
Le caratteristiche della scena, ovviamente. Anche se ho una predilezione per il bianco e nero.

Oggi come oggi la fotografia è un’arte che può essere sperimentata un po’ da tutti, chiunque ha la possibilità di cimentarsi con una macchina fotografica a livelli più o meno alti. Secondo te quali sono le caratteristiche che distinguono un fotografo professionista?
E’ proprio così. Oggi più che mai, la fotografia è alla portata di tutti e chiunque può realizzare scatti bellissimi. La continuità è una delle caratteristiche che dovrebbero distinguere un professionista da un amatore dotato di buon occhio. L’altra capacità che dovrebbe caratterizzare un professionistà è l’abilità di creare un insieme d’immagini dotato di senso, all’interno del quale non è la singola fotografia a fare la differenza, ma il modo in cui le immagini sono legate le une alle altre.

Nella moderna fotografia digitale il fotoritocco ha assunto un ruolo molto importante. Nella tua fotografia quanto conta la post-produzione? Quando scegli il momento decisivo di uno scatto ti capita di regolarti anche in base alla lavorazione che sai ne verrà fatta al computer?
La post-produzione fotografica rappresenta un buon 70-80% del mio lavoro. Sì, scatto sempre pensando alla post-produzione.

La tua attrezzatura fotografica… quello che hai e quello che desideri.
Ho due reflex ed alcuni obiettivi.
Vorrei una sola reflex ed un solo obiettivo.

Progetti per il futuro?
Fare fotografie.

 

 

 

 

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