Album e Fotografo dell’anno 2015 – 3° classificato Federico Testi

Album e Fotografo dell’anno 2015 – 3° classificato Federico Testi

Intervista a Federico Testi terzo classificato fotografo dell’anno e album dell’anno 2015

 

Ciao Federico, complimenti per i piazzamenti: 3° posto nella classifica del miglior fotografo e 3° posto all’album dell’anno! Che effetto fa ottenere risultati così importanti?

Questi 2 riconoscimenti ottenuti nell’ultimo periodo mi fanno molto piacere, del resto 3 is the magic number. In realtà è un numero abbastanza ricorrente per me, tant’è che è anche il giorno del mio compleanno…in questo caso sono arrivati in accoppiata. 3+3 Senza dubbio fanno un effetto positivo e sono stati un modo perpoter misurare i risultati del lavoro con altre persone. E’ sempre un modo per poter crescere.

 

Sei membro di ANFM da poco tempo, come ti sei avvicinato e quali sono le tue impressioni?

Si faccio parte di ANFM solo da quest’anno anche se avevo sentito parlare dell’associazione già negli anni passati. E’ stata una piacevole scoperta sia dal punto di vista formativo professionale per le opportunità che offre, sia dal punto di vista umano. Ho conosciuto persone con le quali già in questo breve periodo abbiamo condiviso esperienze importanti anche aldi fuori della fotografia, questo è stato certamente positivo. Sicuramente cenesaranno altre…

 

Come definiresti il tuo modo di lavorare e l’approccio al matrimonio?

Il mio modo di lavorare non è certamente da artista come molti in questo settore tendono a definirsi o a definire. E’un concetto per me incomprensibile in questo settore della fotografia. Piuttosto è una mediazione tra cercare di capire i gusti e la personalità di chi ho di fronte e la ricerca dei miei punti di vista e dei miei input personali. In un contesto dove comunque l’aspetto del committente non può essere completamente tralasciato non sarebbe utile ai fini del risultato né escludere la parte del committente né escludere il carattere del fotografo. Alla fine siamo anche noi che dobbiamo interpretare ed interagire con ciò che ci troviamo di fronte. Oltre a questo, l’obiettivo il quale idealmente cerco raggiungere è la giusta relazione tra forma e contenuto. Questi due fattori devono essere complici, non mi piace cercare di raggiungere soltanto una bella foto, sarebbe si attraente ma non legherebbe fino in fondo con l’emozione delle persone. Capita spesso che si riesca a fotografare un buon momento ma dal punto di vista estetico formale non sia il massimo, così come capita di avere tutti gli elementi perfetti per il risultato estetico mapoi manca il contenuto appropriato. Resta comunque la massima ambizione nel momento in cui mi trovo a fotografare.

 

Qual’è il tuo percorso formativo in ambito fotografico?

Direi che il mio percorso formativo ha avuto 3 steps principalmente. Ho iniziato grazie a mio padre (che preferisco chiamare babbo), il quale è stata la prima persona che mi ha portato ad avvicinarmi a questo “mondo” e ad appassionarmi sin da quand’ero piccolo (anche se altri tipi di fotografia), andando in giro ed esplorando sempre nuovi posti. Il secondo step è stato il distaccamento dalla fotografia. Ho preferito intraprendere studi di comunicazione e grafica e proseguirli fino all’università sempre nello stesso settore, in quanto è un campo che mi ha sempre affascinato. Ciò nonostante il rapporto con la fotografia è sempre rimasto con me durante tutto il percorso di studi, mi sono anche trovato a dover realizzare artigianalmente un banco ottico per poter sostenere esami universitari e per fortuna grazie sopratutto al contributo del mio caro nonno il risultato è stato positivo. Nella realtà quindi non me ne sono mai completamente distaccato, ma piuttosto l’ho vissuta con molta meno enfasi. L’ultimo step è iniziato circa 6 anni fa dove ho avuto la possibilità di entrare ne mondo lavorativo della fotografia a tempo pieno intraprendendo un percorso dalla base. Diciamo che ho percorso tutto l’iter formativo. Prima come assistente e poi man mano sempre più come fotografo, fino al risultato attuale. Nella speranza che questi step possano continuare a progredire.

 

Per molti fotografi la stampa è il vero completamento del loro lavoro, tu come la pensi e che rapporto hai con la stampa?

Realmente penso che la stampa non possa sostituire la versione digitale delle fotografie. C’è da dire che con la tecnologia attuale è più facile usufruire della fotografia sui supporti digitali, ma non sarà mai come avere una storia come un matrimonio o semplicemente una foto stampata su carta. Il digitale è freddo, è distaccato e intangibile, una foto stampata è come se diventasse reale. Non a caso le foto delle persone care che ormai non ci sono più, vengono quasi sempre stampate ed incorniciate, per renderle reali. Rimangono le poche foto che nelle case si vedono ancora stampate.

 

La Toscana è terra di arte, buona cucina e buon vino: come hanno influito sulla tua crescita questi elementi?

Sono nato tra tutti questi elementi e direi che non sono consapevole di come abbiano influito su dime, in quanto ne hanno sempre fatto parte e sicuramente li ho“metabolizzati” senza rendermene conto, sono sempre stato circondato da tutto questo fortunatamente. Come si usa dire, si apprezza quello che si ha solo quando non lo si ha più…forse mene renderò meglio conto quando accadrà così.

 

C’è un momento preciso, nella tua memoria, in cui hai capito che la fotografia era la tua passione?

Ho capito che “era”la mia passione quando ho cominciato a rendermi conto di tutti gli ostacoli e gli obblighi che fanno parte di questo lavoro, cosa che dal mio punto di vista non lo rendono quel mestiere romantico come molto spesso si tende a definire. Come fai ad appassionarti e a definire romantico qualcosa che ti fa stare lontano delle persone care, che ti fa lavorare anche 14 ore di fila e che a volte non ti da neanche il tempo di mangiare? Spesso mi risulta un pò difficile da capire…ma questi sono punti di vista. In particolare durante il lavoro bisogna usare molta razionalità e solo a volte lasciarsi all’emotività e dal romanticismo. Perciò dopo tutto questo mi sono reso conto che la passione era appunto quando la condividevo con mio padre (babbo) da piccolo. Adesso è principalmente un lavoro e forse proprio per questo che riesco a mettere più professionalità che se fosse solo una passione.

 

Ci sono dei fotografi che hanno contribuito a far nascere questa passione e successivamente a farti crescere professionalmente?

Come ho già detto in precedenza a far nascere il rapporto con la fotografia e la vera passione è stato mio padre, mentre successivamente dal punto di vista professionale un contributo importante è senza dubbio venuto dal rapporto di lavoro e collaborazione con David Bastianoni, che va avanti ormai da diversi anni. Comunque penso che per crescere professionalmente come in tutti i mestieri sia riduttivo pensare a un solo elemento in grado farti formare e crescere, per raggiungere un’obiettivo o dei traguardi servono una combinazione di elementi. E’ l’esperienza totale della vita e del rapporto con tutte le altre persone anche al di fuori del lavoro che ti permettono di crescere nella vita e di conseguenza anche professionalmente. Per questo devo ringraziare le persone vicine a me nel mondo lavorativo, ma anche le persone che ho intorno aldila del lavoro.

 

Intervista di Glauco Comoretto

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